VITA DI GUSTAVO
MARIA BRUNI
(1903 - 1911)
Il piccolo Cireneo di Gesù
IL FIORELLINO DI MAGGIO
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Gustavo Maria Bruni
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Il 6 maggio 1903 nella famiglia Bruni di Torino sbocciò un vago fiore.
La rugiada del battesimo lo fece bello agli occhi di Dio e degli angeli:
ebbe il nome di Gustavo Maria.
La piissima madre consacrò il suo angioletto a Gesù - Eucaristia,
e volle che questa consacrazione fosse palese: tutto doveva ricordarla
al suo bambino, ai familiari, agli amici. Il corredino di Gustavo (culla,
coperte, vesticciole, cuffietta) era tutto fregiato dei simboli eucaristici:
le spighe di frumento e i grappoli d’uva.
La mamma s’accostava ogni giorno alla S. Comunione e, tornando a casa,
imprimeva le labbra fragranti del Pane celeste sulla boccuccia rosea
del suo piccino: era il bacio di Gesù!
L’amore materno, tenerissimo e vigile, era il miglior custode dell’innocenza
di Gustavo. Intelligente e riflessivo, stava attento alle conversazioni
della mamma e ne ascoltava con piacere i racconti; dalle sue domande
si capiva che le idee, i concetti gli entravano chiari e precisi nella
mente.
Pregava volentieri, e apprese per tempo a recitare il Rosario che diventò la
sua preghiera prediletta.
Ancora in tenera età lo si vedeva in chiesa, raggiante di fede e d’innocenza,
contento quando era vicino al Tabernacolo.
LA VOCAZIONE
Quando contemplava il sacerdote all’altare, sentiva destarsi in cuore
un vivo desiderio: «Oh! Se anch’io diventassi prete! Vorrei portare Gesù nelle
mie mani!». Gustavo aveva quattro anni quando confidò alla mamma questo
suo intimo desiderio: «Mamma, voglio farmi prete!».
«Il sacerdote è l’uomo del sacrificio, l’amico della croce di Gesù;
come il pietoso Cireneo egli deve accompagnarlo sul Calvario eucaristico»,
gli disse la mamma.
In quell’anima bambina, che appena intravedeva di lontano la grandezza
del sacerdozio, la grazia di Dio parve celare la fiamma della vocazione.
Egli doveva essere la tenera vittima, il piccolo Cireneo di Gesù, ma
un Cireneo ben diverso da quello che egli ingenuamente desiderava. Così piccino,
di quattro anni, cominciò a salire penosamente il suo Calvario; una grave
polmonite lo tenne lunghi giorni inchiodato sul suo lettuccio. Si temeva
che quel fiore piegasse il capo sul fragile stelo; invece guarì e fu
contento di offrire i primi dolori in sacrificio di soavità e di pazienza.
LO SCOLARETTO
Ben preparato dall’educazione materna, nel 1908 entrò nella scuola dei
Gesuiti, dove il suo contegno esemplare gli conciliò la simpatia di tutti.
Nessuno è perfetto e ogni anima porta le ferite del peccato originale;
anche Gustavo aveva il suo difetto predominante, che doveva combattere
senza tregua; era facile al capriccio e alla caparbietà. Gli dicevano
che la vittoria su se stesso era la più bella prova d’amore che potesse
dare a Gesù.
Penetrato da questo pensiero, vi attingeva una forza e uno zelo sì ardente,
che pareva non vi fosse più nessun sacrificio per lui. Dalle sue mani
e dal suo cuore cadevano le offerte a Gesù in Sacramento, come pioggia
di scintille infuocate, profumate d’amore e di sacrificio.
LA PRIMA COMUNIONE
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Gustavo Maria Bruni alla prima Comunione
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Nato nel mese di Maria, sei anni dopo, nello stesso mese, doveva accostarsi
per la prima volta al banchetto eucaristico. Era il 23 maggio 1909. La
mamma ve lo accompagnò e gli suggerì le preghiere e gli affetti. Chi
meglio di lei poteva preparare quel cuoricino al primo bacio di Gesù?
Come dovette palpitare di vivissimo amore nel ricevere il Corpo del Signore
dalle sante mani di Don Michele Rua, Rettor Maggiore dei Salesiani di
Torino!
Dopo la Messa, il successore di San Giovanni Bosco gli disse amabilmente: «Pensa,
Gustavo, all’amore immenso che oggi t’ha mostrato Gesù. A pochi bambini
concede questa grazia, come a te, di riceverlo in cuore in sì tenera
età! Sai perché? Perché Gesù ti domanda l’offerta di tutto te stesso.
Vuoi donargli il tuo piccolo cuore?».
«Sì, Padre, tutto, tutto!», rispose Gustavo e gli occhi gli brillarono
di dolci lagrime, mentre si chinava in profondo raccoglimento. Fece di
tutto per passare quel giorno di letizia angelica in intima unione col
suo Gesù.
SOLDATO DI CRISTO
L’undici giugno di quell’anno fu per Gustavo un altro giorno di grazia:
il santo Sacramento della Cresima inondò la sua anima di nuova luce e
di nuova fortezza.
Nel fervore della sua fede ravvivata, pregò per il Papa e per i bisogni
della S. Chiesa. Oh il Papa! Quanto bramava di vederlo nella sua Roma!
La mamma lo sapeva e, volendo soddisfare al pio desiderio del figlioletto,
pensava di affidarlo ad una buona signora, sua conoscente, che intendeva
recarsi a Roma col prossimo pellegrinaggio. Ma il Signore preferì un
sacrificio. Gustavo s’ammalò e il viaggio fu differito.
Un’altra sciagura s’aggiunse ad affliggere la famiglia: la perdita del
cospicuo patrimonio, che la ridusse in estrema povertà. In tali strettezze
il bambino ebbe la fortuna di essere accolto gratuitamente in un Istituto,
dove rimase fino alla morte.
Gustavo era segnato dall’Angelo del dolore, ma lo Spirito Santo, infuso
in quell’anima bella dal Sacramento della Cresima, gli diede la forza
di sopportarlo. Di complessione delicata, soffriva spesso di attacchi
leggeri; ma riusciva a vincersi e a dissimulare tanto bene, che nessuno
avvertiva le sue sofferenze. Nel 1910 la cosa si fece più seria; lo tormentava
un dolor di petto, acuto, insistente; sopraggiunse la tosse accompagnata
da febbre, di modo che le forze del povero fanciullo scemavano sempre
più.
Avvicinandosi l’anniversario della sua prima Comunione, manifestò il
desiderio di rivivere la pura gioia di quel giorno; e con meraviglia
di tutti, quella mattina gli tornò la forza sufficiente per alzarsi da
letto e andare in chiesa. La guarigione progrediva di giorno in giorno,
tanto che presto poté riprendere la scuola.
Alla fine dell’anno scolastico, Gustavo fu mandato in montagna a passarvi
le vacanze estive e rimettersi in forze al contatto dell’aria pura e
fresca dei suoi monti. È facile immaginare la gioia dei suoi genitori
quando videro rifiorite le rose su quel volto rinnovato, ridente di freschezza
e di salute. Era ancora il vispo scolaretto, amato e stimato da tutti
i suoi compagni.
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Gustavo con il fratellino e la mamma
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L’OLOCAUSTO
Ahimè! Quanto fu breve questa gioia! Gustavo s’ammalò di tifo che lo
ridusse al lumicino, ma per grazia di Dio guarì anche questa volta. Così passò il
1910 in una continua alternativa di speranze e di angosce, minacciato
com’era dai residui delle malattie precedenti che s’annidavano in quell’esile
corpicciolo.Nel gennaio del 1911 lo prese una polmonite così complicata,
che il medico non nascose alla Signora Bruni la gravità del pericolo.
Povera mamma! Col cuore straziato ricorse all’intercessione di Don Bosco
e Don Rua, perché conservassero al suo amore quell’angelo di figliolo;
gliene portò le reliquie e gli suggerì di fare una novena ai due santi
sacerdoti. Ma con grande stupore di lei Gustavo osservò: «È inutile,
mamma!… questa volta non sarei esaudito».
Nei momenti del massimo dolore, stringendo tra le mani il suo Crocifisso,
esclamava: «Voglio fare la volontà di Dio! E quando la febbre lo bruciava,
chiedeva aiuto alla sua buona Mamma del Paradiso».
Come tante anime sante, Gustavo ebbe il presentimento della sua prossima
fine. Guardando alla morte con occhio sorridente e sereno, chiese il
conforto degli ultimi Sacramenti. Il nuovo Rettor Maggiore dei Salesiani,
Don Filippo Rinaldi, gli amministrò il santo Viatico e l’estrema Unzione.
Il piccolo agonizzante li ricevette con segni di grande pietà e ne attinse
nuova forza e vigore contro gli ultimi assalti del male che, per un ascesso
polmonare, gli cagionava dolori indicibili. A colmare la misura del suo
soffrire sopravvenne la meningite che di tanto in tanto gli toglieva
la conoscenza.
Alle ore 22 del 10 febbraio 1911 il piccolo Cireneo di Gesù deponeva
la sua croce e volava tra gli angeli. Col Crocifisso sulle labbra composte
a un dolce sorriso, reclinò il capo tra le braccia della mamma.
La salma fu esposta nella Cappella dei Gesuiti; ai suoi piedi si vedevano
un giglio e una palma, simboli d’innocenza e di trionfo.
Fu portato al cimitero e sepolto nel quadro riservato ai bambini; ma
poco dopo, visto il crescente concorso di fedeli alla sua tomba, gli
fu data sepoltura a Costamagna di Torino.
Sulla lapide fu inciso il motto di Gustavo: «FIAT VOLUNTAS TUA!»
Vita breve, appena sbocciata e pur così benedetta e crocifissa, coronata
da una morte preziosa, seguita da tanta gloria! È una nuova stella che
Dio accese sul cielo d’Italia! Quanti fanciulli guardano con ammirazione
e con affetto al piccolo Cireneo di Gesù e se lo propongono a modello!
Egli vive sulla terra - più vivo di prima - nel cuore dei fanciulli:
vive glorioso e beato in cielo nella visione del suo Gesù.
O Re eucaristico, vivi e regna nei cuori dei fanciulli fortunati che
tu prescegli ad amici della tua Croce, che nell’immolazione della loro
vita innocente mandano a te, come un profumo, tutto l’amore dei loro
cuori, in riparazione dei peccati del mondo.
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La mamma di Gustavo
di fianco all’altare
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